Approfondimento sui temi di ricerca storica
Il turista vede, il viaggiatore scopre.
Ferrarotti, Partire, Tornare
2.1 GLI ALBERI: COSA, COME, PERCHE'

Scriveva G.B. De Toni, un illustre botanico padovano del secolo scorso, in una memoria letta alla Regia Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova il 3 luglio 1887 " ..nella falange sterminata dei vegetabili, alcuni perdurano testimoni della ruina degli altri e resistendo alle variazioni meteorologiche le più disparate, al logorio dei parassiti di cui vanno spesse volte infetti, a malattie ed offese d'indole varia mostrano ancora, ad ogni primavera, folta e verde la propria chioma."
Prendendo le mosse da questa definizione, il presente lavoro dischiude il sipario su un palcoscenico ammiccante grande come la nostra provincia ove recitano da protagonisti questi "colossi verdi, che, in lotta col tempo e col clima, sopravvissero" (De Toni, 1887). [Figura 7] E' un palcoscenico ora popolato di quinte ecologiche che raramente si presentano integre, armoniose, arcane, seducenti; per lo più sono state strappate, profanate, inquinate, degradate dall'intenzionalità della mano di un uomo che è diventato, anche nelle nostre contrade, "vittima dell'ambiente artificiale da lui stesso creato."
Alla fine di questo viaggio tra i territori della provincia si è deciso di proporre la conoscenza di alcuni alberi, che non sempre sono alberi in qualche modo toccati da "eventi straordinari". In certi casi hanno in comune solo la mole e la vecchiaia, colossi vegetali che si offrono al visitatore come spettacoli naturali sopravvissuti all'usura del tempo, "lontano dai rumori del mondo". A volte sono stati abbattuti dai fulmini, sferzati dalla furia dei venti, consumati da qualche malanno, o anche incisi e scortecciati dal vandalico assalto di alcuni frequentatori, ma non si sono arresi e hanno "ricacciato" nuovi germogli dalle ceppaie, assicurandosi una discendenza.
Altri alberi sono stati compagni di sacre immagini, perciò in qualche modo toccati dal sacro, hanno avuto la gloria del tempio. Figura 8]
Altri, in ordinati filari, sembrano allineati in una lunga litania, dimenticata dagli uomini, e continuano a testimoniare frammenti di vita che nessuno mai racconterà.
Non sono essenze speciali. Sono alberi che hanno vissuto spesso in zone remote, senza che la memoria ufficiale di chi narrò e scrisse sui libri si ricordasse; sono i testimoni di un'umanità marginale la cui presenza radica in una cultura popolare essenzialmente pratica, edificata da mani mai ferme, e suggerita da pensieri, che dovevano sempre produrre qualcosa di utile e di nuovo. Tutt'intorno un grande archivio di fatiche, di subalternità, di esperienze, di saggezza, di modi di dire, di consuetudini, di strumenti inventati, di colture che dovevano adeguatamente rispondere alle esigenze di sostentamento del suo abitante. Di qui l'invito a ritrovare in questi alberi non solo un luogo fisico, ma anche e soprattutto il luogo dell'affetto, dell'anima, un veicolo di cultura che sopravvive nelle tradizioni orali, nelle feste, nei documenti, nell'iconografia, nella toponomastica per farlo diventare un "segno" di un insieme di conoscenze che non può essere sradicato dalla storia e dalla tradizione dei luoghi.
Talora si è entrati anche oltre il cancello di alcuni giardini privati, pur sapendo che difficilmente i più lo varcheranno.

Il criterio che ha ispirato la scelta degli alberi in certi casi non è stata solo la mole e la vecchiaia. E' stata quella di promuovere l'individuazione del contesto ambientale come "luogo" dell'educazione, come laboratorio a cielo aperto disponibile per predisporre nuovi strumenti, per sperimentare nuovi metodi, per attivare nuovi linguaggi, in breve per scoprire e valorizzare nuovi topòi pedagogici. Ciò non significa aver percorso la provincia come occasione per una rivisitazione di tipo arcadico ed estetico quanto piuttosto per riscoprire e riconoscere una trama di relazioni e di interconnessioni, un tessuto di natura e cultura, un complesso di condizionamenti e di possibilità nella loro dimensione educativa più versatile e creativa per una rivalutazione delle valenze del territorio.
2.2 UN'AULA GRANDE COME UNA PROVINCIA

Calandoci nel concreto ciò ha significato per noi rivestire il freddo sapere scientifico legato all'albero con il calore offerto dall'ambiente e dagli uomini che in questo ambiente hanno vissuto plasmandolo, suggerendo i microterritori, adiacenti agli alberi osservati, quali aule didattiche multidisciplinari decentrate, dotate di un eccezionale alfabetiere storico, ecologico ed educativo, veri laboratori di osservazioni-conoscenze-interpretazioni della loro triplice realtà. Per questo le schede relative agli alberi monumentali sono state affiancate ad altre succinte occasioni che hanno consentito di aprire alcune finestre (Perdendosi nel territorio, Ricordando il passato, Curiosando in cucina, Sfogliando le pagine di un libro) attraverso cui si intravedono delle offerte cariche di memorie colorate di ricordi, immaginazioni, documentazioni, fantasie e di occasioni interattive presenti nel territorio o talora rimaste celate nei cassetti di alcune biblioteche.
La nostra angolatura si è limitata a cogliere alcune istantanee attorno alla periferia dell'albero. Sono messaggi cifrati che hanno contribuito a farci accostare all'uomo, a tutto l'uomo, ai suoi desideri, sogni, paure, azioni, intuizioni, successi e insuccessi realizzati nella quotidianità di chi è stretto nella solidarietà dell'umile e ritrovati tra silenti documenti.
La ricerca d'archivio ha attinto al prezioso materiale degli archivi di Stato di Padova, Venezia e Rovigo, dell'Abazia della Vangadizza e del Monastero di Praglia, della Biblioteca storica dell'Orto Botanico, del Dipartimento di Storia Medievale dell'Università di Padova, dell'Università di Bologna, di Modena e di Firenze. [Figura 9]
Ne consegue una proposta:
  • al mondo della scuola di "uscire" dalla classe per esplorare, vedere, capire, giudicare, proporre, operare e rispondere all'esigenza di orientare un curricolo di educazione ambientale attorno alla periferia dell'albero che si qualifica come polo di coordinamento e di riferimento ove sviluppare emergenze informative ed interventi educativi;
  • al mondo dell'extrascuola, cioè a quell'affollata solitudine urbana, gonfia di noia e di presenze frettolose, priva di una vita di relazione e che spesso consuma il tempo libero addensandosi nei centri commerciali, nell'illusione di una socialità che non c'è, come grande occasione educante, per migliorare una qualità di vita assai scadente e far sentire i suoi benefici effetti sulla salute fisica e mentale, sulla capacità creativa, con la sua ammiccante offerta frammista di storia del passato e di previsione del futuro.
Il nostro proposito è stato di presentare questi alberi per aprirsi principalmente verso l'ambiente visto alla luce di tre distinte prospettive:
  • la prima con finalità cognitive che mira ad elevare gli alberi e il territorio circostante a banca delle conoscenze offrendosi come un'eccezionale fonte di istruzione che merita di essere attentamente conosciuta, progettata e pianificata per poterne efficacemente leggere tutte le pagine, ad iniziare da quelle meno conosciute;
  • la seconda è di natura estetica e si propone di elevare questi nostri giganti verdi a bottega della fantasia, una sorta di enigmatica favola da scoprire con l'ausilio della cultura; [Figura 10]
  • la terza svolge una funzione etica e mira ad elevare queste nostre realtà territoriali a fabbrica di cultura, una sorta di grande meccano da smontarsi e da ricostruire secondo progetti formativi diversificati in funzione dell'utenza e a seconda che intenda accentuare il potenziale cognitivo, creativo o euristico.
Tre scenari, tre modi di leggere, di immaginare, di capire e di scrivere il nostro paesaggio.

Non ci si proponeva di fare alcuna concorrenza alle consuete guide turistiche e ai diffusi testi sugli alberi, densi di enigmatici dati scientifici. Si desiderava solo offrire l'occasione di scoprire che, oltre alla solita gita turistica, esiste un modo diverso di andare per il padovano. Muovendosi sul presente e simultaneamente riflettendo sul passato, ci si può avvicinare all'animo umano, pur sapendo che non lo si potrà mai conoscere fino in fondo.