Introduzione
"...immota manet, multosque nepotes, Multa virum volvens durando saecula vincit, Tum fortes late ramos et brachia tendens Huc illuc, media ipsa ingentem sustinet umbram."

Virgilio, Georgiche II, 294-297.

Scriveva G.B. De Toni, illustre botanico padovano del secolo scorso, in una memoria letta alla R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova il 3 luglio 1887 "...nella falange sterminata dei vegetabili, alcuni perdurano testimoni della ruina degli altri e resistendo alle variazioni meteorologiche le più disparate, al logorio dei parassiti di cui vanno spesse volte infetti, a malattie ed offese d'indole varia mostrano ancora, ad ogni primavera, folta e verde la propria chioma."
Prendendo le mosse da questa definizione, il presente lavoro dischiude il sipario su un palcoscenico ove recitano da protagonisti questi "colossi verdi, che, in lotta col tempo e col clima, sopravvissero" (De Toni, 1887). E' un palcoscenico ora popolato di quinte ecologiche che raramente si presentano integre, armoniose, arcane, seducenti; per lo più sono state strappate, profanate, inquinate, degradate dall'intenzionalità della mano di un uomo che è diventato, anche nelle nostre contrade, "vittima dell'ambiente artificiale da lui creato."

Il lavoro in oggetto ha dunque come scopo l'individuazione, il censimento e la catalogazione degli alberi monumentali presenti nel territorio della provincia di Padova, intesi come alberi eccezionali per dimensioni ed età, di importanza storica, tradizionale o scientifica.
Gli alberi sono stati individuati sul territorio mediante approcci diversi e complementari sfruttando ricerche precedenti, segnalazioni delle amministrazioni comunali e di associazioni ambientaliste interpellate, segnalazioni di privati, conoscenza diretta di persone che svolgono attività di ricerca sul territorio.
Gli alberi censiti sono stati descritti nei loro aspetti più tradizionali, determinando dati di utilità per l'amministrazione provinciale (dati amministrativi e catastali), dati scientifici e descrittivi tradizionali (grandezze dendrometriche e botaniche), nonché dati scientifici e gestionali inediti (esame della stabilità e proposte di intervento e salvaguardia).
Il lavoro in oggetto, però, pur essendo rivolto allo studio di singoli soggetti arborei non si ferma all'albero e alla sua descrizione attuale, ma si cala nel territorio e nella memoria storica, poiché propone il recupero di realtà antropologiche presenti, e spesso silenti, nel paesaggio. L'albero diviene così un punto di partenza, un'occasione per un viaggio nei luoghi circostanti o, talvolta, a ritroso nel tempo, alla scoperta di testimonianze sedimentate da secoli di storia scritta dalla gente comune, dalle giornate faticose del mondo rurale, che nel tempo ha plasmato i nostri paesaggi.
E' stato quest'uomo semplice, infatti, che con l'agricoltura, gli insediamenti abitativi, le bonifiche, i disboscamenti, la conquista dei terreni di pendio, il tracciamento di sentieri, ecc., ha modellato e trasformato il paesaggio, lasciando "segni" e forme inconfondibili.
In quasi ogni zona del nostro paese, montana o collinare, di pianura o costiera, l'ambiente naturale appare profondamente alterato dall'uomo e dalle sue fatiche: il paesaggio può essere visto allora come un documento storico di vicende fisiche e umane ad un tempo, risultato di un lungo, alterno ed incessante processo di stratificazione e trasformazione, dove sono impresse varie fasi dell'evoluzione della nostra civiltà. La comprensione dell'ambiente attuale non può prescindere dall'interpretazione storica e cioè da un percorso a ritroso nel tempo, in una completa esegesi dei luoghi, dei fatti e degli avvenimenti che hanno reso possibile a quel certo ambiente di trasformarsi e, attraverso continue ed incessanti elaborazioni, di giungere fino a noi così come oggi ci appare. L'analisi delle preesistenze o permanenze inerenti al paesaggio è dunque necessaria non già per una sterile rievocazione di ciò che non esiste più o che era diverso da come oggi ci appare, ma per individuare il legame esistente tra la forma degli interventi umani nel paesaggio e la società che ne ha fruito in passato, per comprendere i significati di fondo di alcune scelte compiute dalle generazioni passate che hanno adattato certe aree a particolari esigenze di vita associata; per verificare la continuità delle stesse o la loro evoluzione nella vita d'oggi. Quest'indagine consente spesso un approccio al passato attraverso una realtà viva, attraverso il reperimento delle tracce lasciate dagli uomini sul territorio. (...)
I fotogrammi di questi alberi si aprono dunque verso l'ambiente, sono suggeriti i microterritori, adiacenti agli alberi osservati, quali aule didattiche multidisciplinari decentrate, dotate di un eccezionale alfabetiere ecologico, veri laboratori di osservazioni-conoscenze-interpretazioni.
Le schede degli alberi monumentali sono state quindi affiancate da una scheda denominata Storia, arte e tradizione, all'interno della quale sono offerte all'interessato altre succinte opportunità (Perdendosi nel territorio, Ricordando il passato, Curiosando tra i libri, ...) che proporranno delle offerte cariche di memorie e colorate di ricordi, immaginazioni, documentazioni, fantasie. Si potrà così scoprire, nel paesaggio circostante l'albero, un complesso di segni indispensabili per indirizzare i frequentatori di questi luoghi elettivi della pluralità ad osservare, conoscere, riconoscere, scoprire, cogliere i nessi che collegano i singoli aspetti di una trama di relazioni, osservazioni ed interconnessioni mirate a movimentare un percorso e a suggerire un viaggio nei dintorni dell'albero.

(1) Toynbee A., Cities of the Move, Oxford University Press, Oxford, 1970; trad. it. La città aggressiva, Laterza, Bari, 1972, p. 83.
(2) Cfr. Annalisa Maniglio Calcagno, Architettura del paesaggio, ed. Calderini, Bologna, 1983, p. 4 e seg.