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Carta della Pericolosità Idraulica Provinciale
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Nella fase del lavoro successiva al completamento delle attività portate avanti
nell’ambito della Tesi di Laurea citata, è stata realizzata una Carta della
Pericolosità Idraulica del territorio provinciale, in parallelo allo studio di
dettaglio delle problematiche idrauliche di una quarantina tra i comuni della
provincia soggetti al rischio più elevato, scelti in base agli studi effettuati
nella prima parte del lavoro.
Come già anticipato nell’introduzione, uno degli obiettivi che ci si è prefissi
all’inizio del presente lavoro è stato quello di realizzare una cartografia che
compendiasse i diversi tipi di pericolosità idraulica presenti sul territorio,
differenziandoli però, in modo netto, così da rappresentare in modo chiaro
tutte le diverse tipologie di pericolosità, le aree eventualmente interessabili
ed evidenziare, ove possibile, la causa della pericolosità connessa ad ogni
area territoriale.
Nella Cartografia della Pericolosità Idraulica Provinciale, si è allora scelto
di rappresentare con colori differenti le aree soggette ai diversi tipi di
problematiche e in particolare sono stati adottati i seguenti colori:
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1. Azzurro: con questo colore sono state rappresentate le aree a rischio di
alluvione legata ai fiumi principali, ovvero ai corsi d’acqua gestiti dal
Magistrato alle Acque (Stato) e dal Genio Civile (Regione).
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2. Arancione: con le due diverse tonalità di arancione presenti nella
cartografia, sono state rappresentate le aree a media e alta pericolosità per
problemi della rete di bonifica consorziale.
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3. Marrone: con questo colore sono state rappresentate ulteriori aree che
presentano pericolosità idraulica secondo quanto indicato dal personale tecnico
dei diversi comuni interpellati.
1) Per la determinazione delle aree soggette a rischio di alluvione dei
fiumi maggiori (aree azzurre) si è fatto riferimento principalmente agli studi
dell’Autorità di Bacino dei fiumi Brenta e Bacchiglione e, in particolare, alla
"Carta della Pericolosità" relativa al bacino dei due fiumi.
In tale carta viene riportata la pericolosità arginale connessa ai vari tratti
dell’asta dei fiumi principali ricadenti nel bacino del Brenta e del
Bacchiglione, valutata facendo riferimento alla presenza di ostacoli in alveo,
alle eventuali infiltrazioni arginali, al sovralluvionamento.
Nella carta dell’Autorità di Bacino vengono inoltre riportati i punti dei corsi
d’acqua soggetti a rischio di tracimazione per diversi tempi di ritorno
(10-50-100 anni), valutati attraverso l’applicazione di un modello di
propagazione monodimensionale, nonché una stima di massima della dimensione
dell’eventuale alluvione.
Le ipotesi di questa carta dell’Autorità di Bacino in merito ai punti a rischio
di tracimazione, alla dimensione ipotizzabile per l’eventuale alluvione o ai
tratti arginali caratterizzati da una pericolosità elevata, sono state il punto
di partenza per la valutazione delle aree a rischio di alluvione del territorio
provinciale all’interno del lavoro della Provincia.
Basandosi sulle caratteristiche morfologiche del territorio (livelli del
terreno, ostacoli al deflusso delle acque quali strade, rilevati…) che sono
state poi confrontate con il dato storico disponibile in merito alle principali
alluvioni di cui sia rimasta memoria, sono state fatte delle ipotesi sulle aree
eventualmente interessabili; tali ipotesi poi sono state verificate e
confrontate con il Magistrato alle Acque, con il Genio Civile, con l’Autorità
di Bacino (che, a sua volta, sta perimetrando le aree a rischio di alluvione),
con i Consorzi di Bonifica (che, pur non amministrando direttamente la rete
maggiore, mettono a disposizione una notevole conoscenza del territorio) e
finanche con i tecnici comunali e i volontari della Protezione Civile, spesso
custodi di una preziosa memoria storica.
Questo fertile confronto di idee ha permesso di valutare ed indicare nella
Carta della Pericolosità Idraulica Provinciale le aree a rischio di alluvione
(aree azzurre) in modo sufficientemente verosimile e corretto, anche se
sicuramente non esaustivo. Si tratta infatti di valutazioni portate avanti a
partire da un modello matematico (quello sviluppato dall’Autorità di Bacino
sulle aste dei corsi d’acqua principali), mediando tra studi di carattere
puramente tecnico e conoscenze di natura empirica quali appunto la conoscenza
del territorio, delle sue problematiche idrauliche nonché la memoria storica
dei vari Enti più o meno direttamente coinvolti.ù
Ecco allora che l’obiettivo non è stato quello di valutare con precisione
l’esatta dimensione di un’area alluvionabile in funzione di un evento
caratterizzato da un prestabilito tempo di ritorno, ma di inquadrare, in modo
sufficientemente corretto, l’area verosimilmente interessabile dagli eventi più
gravi. Questo non solo perché uno studio di dettaglio avrebbe richiesto
l’applicazione di modelli mono e bidimensionali rendendo tra l’altro necessaria
un’impostazione completamente differente per l’intero lavoro, ma anche perché
si sarebbe portato avanti un studio analogo a quanto necessariamente dovrà fare
l’Autorità di Bacino nell’ambito del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico
e si è dunque preferito sviluppare l’attività in modo da offrire un prodotto
diverso e che possa integrarsi con altri studi, anziché ripeterli, andando
semmai ad approfondire maggiormente l’informazione di dettaglio sul rischio
connesso alle singole aree comunali, pur nel contesto di un’informazione
corretta, differenziata e completa sull’intera area provinciale.
Purtroppo, per l’Adige non si è potuta fornire una informazione analoga a
quanto fatto per i bacini del Brenta e del Bacchiglione, poiché manca uno
studio altrettanto dettagliato relativo alla pericolosità arginale e agli
eventuali punti a rischio di tracimazione (attualmente l’Autorità di Bacino del
Fiume Adige sta perimetrando le aree a rischio nell’ambito degli studi che
porteranno alla realizzazione del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico e
nei prossimi mesi si dovrebbe quindi avere qualche informazione in più).
Fortunatamente, il fiume si trova defilato rispetto al territorio provinciale,
all’estremo sud dello stesso, e interessa una zona scarsamente urbanizzata;
inoltre i problemi per tale corso d’acqua sono essenzialmente legati al bacino
montano chiuso a Verona e anche storicamente il territorio della provincia di
Padova non risulta essere stato colpito (anche grazie alla derivazione
Mori-Torbole, costruita per scaricare nel lago di Garda 500 m3/s in caso di
piena eccezionale e già utilizzata nel 66 con ottimi risultati nella
laminazione delle piene defluenti verso valle e quindi anche verso il
territorio della provincia di Padova).
2) Per quanto riguarda il rischio idraulico legato alla rete di bonifica
(aree arancioni), si è sviluppato il lavoro in stretta collaborazione con gli
otto consorzi di bonifica che insistono sul territorio provinciale:
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Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta
-
Consorzio di Bonifica Adige Bacchiglione
-
Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta
-
Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta
-
Consorzio di Bonifica Dese Sile
-
Consorzio di Bonifica Riviera Berica
-
Consorzio di Bonifica Euganeo
-
Consorzio di Bonifica Zerpano Adige Guà
Ognuno degli otto consorzi ha fornito una "Carta del Rischio" (o, per essere
più precisi, della pericolosità) relativa al territorio amministrato con
indicate le zone a rischio di allagamento, suddivise in aree a medio e aree ad
alto rischio.
Si è già anticipato come uno dei problemi emersi nel corso del presente lavoro
sia stato causato dalla mancanza di omogeneità dei dati a disposizione e nel
caso delle carte realizzate dai consorzi questo si è reso evidente in modo
particolare: ognuna infatti è stata realizzata secondo una metodologia propria
e se, ad esempio, in alcuni casi le aree allagabili fanno riferimento a
prestabiliti tempi di ritorno dell’evento ipotizzato, in altri sono state
ricavate in base a quanto successo in passato e dunque basandosi sul dato
storico a disposizione, mentre in altre ancora considerando le variazioni e
l’eventuale annullamento del franco di bonifica.
L’ottica del presente lavoro, come già evidenziato, non è però quella di un
rigoroso studio matematico sui tempi di ritorno dei diversi eventi, ma quella
di una analisi il più completa possibile di tutte le possibili cause di
pericolo per il territorio e delle aree eventualmente interessabili; con queste
premesse, il fatto che le aree a rischio di un consorzio non siano state
valutate utilizzando la stessa metodologia usata da un altro, riveste
un’importanza relativamente limitata, poiché quello che interessa è evidenziare
ogni eventuale pericolosità , più o meno grave, che insista sul territorio.
Con le due tonalità di arancione si sono allora potute riportare nella Carta
della Pericolosità Idraulica Provinciale le aree a rischio indicate nelle carte
dei vari consorzi, suddivise, secondo quanto indicato dagli stessi, nei due
differenti ordini di gravità medio e alto.
Si ribadisce infine che l’informazione indicata in arancione nella Carta della
Pericolosità Provinciale è totalmente ripresa dalla cartografia dai vari
consorzi di bonifica e non ha subito modificazioni di sorta; le uniche
variazioni effettuate rispetto alla cartografia fornita, sono state proprio
quelle indicate dai consorzi stessi, interpellati alla fine della presente
attività in merito ad eventuali variazioni dello stato della rete intervenute
dopo la compilazione delle rispettive carte del rischio.
3) Per quanto riguarda le ulteriori aree a rischio indicate a livello
locale e rappresentate in marrone nella Carta della Pericolosità Idraulica
Provinciale si rimanda al capitolo successivo.
Complessivamente si è allora realizzata una Carta della Pericolosità Idraulica
Provinciale che riporta un’informazione decisamente articolata in merito alle
aree interessabili. Al fine di quantificare la vulnerabilità di tali aree è
stata inoltre inserita nella cartografia la simbologia relativa alle attività e
alle infrastrutture presenti all’interno delle aree soggette a pericolosità per
tutti quei 40 comuni che sono stati studiati in dettaglio e di cui si parlerà
nel prossimo capitolo.
Si sono in poche parole localizzate sulla cartografia le principali attività a
rischio presenti all’interno di molte aree soggette a pericolosità, quali ad
esempio scuole, ospedali, industrie pericolose e allevamenti.
In tal modo si è ampliato il significato del lavoro, passando da una pura
valutazione di pericolosità a considerazioni di "rischio idraulico" per un gran
numero di aree alluvionabili per le quali sono state evidenziate persone e cose
effettivamente interessabili.
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