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Il rischio idraulico nella Provincia di Padova
 

Indicazioni generali sullo stato dei corsi d’acqua del padovano

Alla fine dell’intera attività di studio, si possono trarre alcune conclusioni sulle principali problematiche del territorio emerse nel corso del lavoro; partendo dalla pericolosità dei fiumi maggiori si ripercorrerà brevemente quanto evidenziatosi in merito allo stato idraulico del territorio.
N.B. Con la notazione CDP si intende la Carta della Pericolosità Idraulica Provinciale redatta nel corso del presente lavoro.
Rischio legato ai fiumi maggiori
Si ricorda che le aree eventualmente interessabili da alluvioni causate dai fiumi maggiori che solcano il territorio provinciale, vengono indicate in azzurro nella CDP

Brenta

Il Brenta è il secondo fiume per importanza che solca il territorio provinciale, dopo l’Adige; ma senz’altro il primo per pericolosità, anche in funzione della sua posizione centrale nel territorio allo studio; già in passato si è rilevato essere la principale causa di alluvioni per il territorio della provincia di Padova.

La carta dell’Autorità di Bacino mette in evidenzia il fatto che lungo il fiume si trovano due tratti particolarmente degni di attenzione a causa dell’elevata pericolosità arginale, sia in destra che in sinistra e che corrispondono, a grandi linee, ai punti di crisi del corso d’acqua nella grande alluvione del 1966: in particolare il tratto all’incirca all’altezza di Piazzola sul Brenta e Curtarolo e quello, quasi alla foce, all’altezza di Piove di Sacco e Codevigo.

In entrambe queste zone l’Autorità di Bacino evidenzia uno stato di notevole pericolosità arginale nonché la possibilità di tracimazioni, sia in destra che in sinistra e con diversi tempi di ritorno.

La presenza di questi due tratti del fiume soggetti a pericolosità si evidenzia con chiarezza già ad una prima lettura della CDP poichè si notano immediatamente le due ampie aree azzurre ipotizzate a rischio di alluvione, poste in corrispondenza ai tratti di fiume citati.

E’ doveroso sottolineare come le ipotesi assunte nella compilazione della carta corrispondano senz’altro a quelle sviluppate dall’Autorità di Bacino, mentre risultano parzialmente in contrasto con quelle dei tecnici del Magistrato alle Acque.

Al Nucleo Operativo di Padova condividono in pieno, e anzi considerano per certi versi sottodimensionate le aree considerate a rischio di alluvione in questo lavoro e in particolare nella CDP per quanto riguarda il territorio a nord di Padova nella zona di Piazzola sul Brenta; d’altra parte il Magistrato ritiene esagerate le preoccupazioni per la zona di Piove di Sacco e Codevigo in funzione di uno stato arginale considerato meno compromesso rispetto alle ipotesi dell’Autorità di Bacino e sostanzialmente privo di punti a rischio di tracimazione se si esclude la zona all’estremo sud, al confine con la provincia di Venezia, minato da un preoccupante abbassamento dei terreni causato dai processi di mineralizzazione delle torbe di cui è in larga misura composto il terreno.

Nella CDP si è preferito considerare le ipotesi peggiori ai fini della sicurezza e in funzione di quanto già accaduto nel 66. E’ stata quindi indicata una area a rischio di alluvione forse leggermente sovradimensionata (anche se le ipotesi assunte dalla Regione con riferimento al caso di collasso delle Botti di Corte e Conche non sono molto differenti); si rimanda quindi ai necessari approfondimenti futuri per la più precisa determinazione delle aree effettivamente interessabili.

Bacchiglione e Ceresone-Tesina

Il Bacchiglione, terzo fiume in ordine di importanza che solca il territorio provinciale, può risultare anch’esso una importante causa di pericolosità e di rischio per il territorio; in particolare, dalla lettura della CDP si evidenzia una vasta area a rischio di alluvione a monte di Padova indicativamente posta nella zona di Saccolongo e Selvazzano in destra del fiume, in funzione di una pericolosità arginale che la carta dell’Autorità di Bacino ritiene piuttosto elevata nonchè della presenza di punti a rischio di tracimazione per diversi tempi di ritorno, sempre secondo quanto indicato dall’Autorità di Bacino.

La determinazione dell’area eventualmente interessabile da alluvione è stata particolarmente complicata in funzione di una morfologia del territorio che non presenta rilevati atti alla limitazione del deflusso delle acque sul piano campagna e anzi la cui pendenza naturale favorisce il deflusso delle stesse verso sud. Si evidenzia allora come la dimensione dell’area alluvionabile dipenda fortemente dalla gravità e importanza dell’evento calamitoso.

Va inoltre sottolineato come l’ipotesi di maggiore pericolosità dell’argine destro rispetto a quello sinistro non venga condivisa dai tecnici del Nucleo Operativo del Magistrato alle Acque di Padova, che evidenziano uno stato arginale altrettanto compromesso in sinistra; i meandri del corso d’acqua risultano infatti caratterizzati dalla presenza di movimenti e franamenti arginali diffusi sia in destra che in sinistra e la presenza di molte lenti sabbiose nel corpo arginale aumenta il rischio di infiltrazioni.

Tale area della provincia è soggetta inoltre alla pericolosità idraulica legata al complesso Ceresone-Tesina che sbocca in Bacchiglione in località Trambacche, in comune di Veggiano. Gli effetti di rigurgito alla confluenza, uniti alla minore altezza degli argini del Tesina rispetto a quelli del Bacchiglione possono causare tracimazioni del primo, sia in destra che in sinistra, principalmente in comune di Veggiano e Mestrino.

Più a valle si evidenziano alcuni problemi a Bovolenta, con possibile interessamento di una parte del territorio comunale, dove il Cagnola e il Roncaiette Inferiore si riuniscono per poi dirigersi nuovamente con il nome di Bacchiglione verso la confluenza con il Brenta.

Gran parte del tratto finale del corso d’acqua presenta una pericolosità arginale abbastanza elevata, anche con possibilità di tracimazione e questo si evidenzia sia dai lavori dell’Autorità di Bacino che dalle informazioni ricavate dai colloqui svolti con i tecnici del Magistrato alle Acque che hanno evidenziato la presenza di scorrimenti e scoscendimenti arginali diffusi soltanto parzialmente risolti per mezzo di interventi comunque localizzati e mai organici.

Adige

Pur essendo il fiume più importante che attraversa la provincia di Padova, la sua posizione defilata, all’estremo sud del territorio e il dato storico, che non evidenzia eventi particolarmente gravi ad esso legati (anche e soprattutto in funzione della presenza della derivazione Mori-Torbole che già nel 66 ha permesso la deviazione di circa 500 m3/s nel lago di Garda con conseguente effetto di laminazione della piena), hanno indotto a non prendere in considerazione un’eventuale ipotesi di alluvione legata a tale fiume.

Questo anche perché durante lo svolgimento della presente attività non è stato possibile avere informazioni in merito alla possibile pericolosità del fiume nel territorio del padovano. Attualmente sono in corso d’opera studi approfonditi da parte dell’Autorità di Bacino dell’Adige, nell’ambito della perimetrazione delle aree a rischio e della realizzazione del Piano Stralcio per la Difesa dalle Alluvioni, studi che permetteranno di approfondire l’informazione in merito a questo importante corso d’acqua.

Frassine-Santa Caterina e Fratta-Gorzone

Come noto, il corso d’acqua che a seconda del tratto assume i nomi rispettivamente di Guà, Frassine e Santa Caterina si unisce all’altro corso d’acqua denominato Fratta per andare a creare Gorzone.

Entrambi tali fiumi sono amministrati dal Nucleo Operativo di Este del Magistrato alle Acque e se il Fratta-Gorzone costituisce la principale dorsale di scarico delle acque di bonifica (come si vedrà più avanti), maggiori preoccupazioni desta comunque il Frassine-Santa Caterina.

Tale corso d’acqua scorre pensile all’interno di arginature alte e strette, ha regime torrentizio e quindi alterna elevati livelli idrometrici e portate superiori ai 200 m3/s a deflussi minimi. Il piede arginale risulta inoltre spesso soggetto a fontanazzi (in funzione di carichi idrometrici elevati).

La Carta della pericolosità dell’Autorità di Bacino indica una elevata pericolosità arginale, accompagnata da diversi punti di possibile tracimazione, sia in destra che in sinistra, all’incirca all’altezza di Vighizzolo. Conseguentemente, nella CDP è stata ipotizzata la dimensione probabile di una eventuale alluvione, valutata anche in funzione di quanto già successo nel 1882 e nel 1966.

Secondo i tecnici del Nucleo Operativo di Este del Magistrato alle Acque, le ipotesi dell’Autorità di Bacino in merito ai punti di possibile tracimazione sono verosimili, anche se viene comunque evidenziata una sofferenza arginale diffusa lungo tutto il corso d’acqua, escluso il tratto a monte di Este, recentemente sistemato dal Magistrato stesso. Una situazione di pericolo viene però evidenziata da tale Ente in corrispondenza al ponte sulla provinciale che da Montagnana conduce a Vicenza, proprio per l’ostacolo al deflusso delle acque causato dal ponte.

Il Fratta presenta minori problematiche sia in funzione di portate nettamente inferiori, che di una recente risistemazione sia a monte che a valle della Botte delle Tre Canne.

Muson dei Sassi e Muson Vecchio

Il Muson dei Sassi è il principale affluente di pianura del Brenta e nel 1998 è stato la causa di uno dei più gravi eventi alluvionali degli ultimi anni. In tale occasione ha infatti rotto l’argine sinistro del fiume in comune di Loreggia causando un’alluvione di notevole entità (anche in funzione dell’elevata pensilità dell’alveo in tale zona).

I problemi per tale corso d’acqua derivano principalmente dal fatto che esso ha regime torrentizio e va in piena molto rapidamente; in occasione dell’evento dell’Ottobre 98 si sono susseguite, ad esempio, tre piene consecutive con susseguenti abbassamenti di livello e questo ha comportato rilevanti variazioni nella pressione idrostatica che hanno portato infine al cedimento arginale.

Per tale corso d’acqua la situazione è a tutt’oggi problematica in funzione alla carenza di fondi in cui si dibatte il Magistrato alle Acque, cui è demandata la gestione del fiume. Le risorse limitate impongono la rinuncia ad una sistemazione organica dello stesso e conseguentemente i vari interventi sono stati effettuati localmente, in corrispondenza al manifestarsi di uno stato di pericolosità; tra essi si ricordano la ricostruzione dell’argine a Loreggia, l’inserimento di diaframmi nel corpo arginale ad esempio proprio nel territorio di Loreggia e la sistemazione del tratto che attraversa il centro abitato di Camposampiero.

Attualmente la parte maggiormente a rischio del corso d’acqua, secondo quanto indicato dai tecnici del Nucleo Operativo di Padova, dovrebbe trovarsi a monte della provincia di Padova, in comune di Castelfranco e dunque in provincia di Treviso; viene comunque indicata come ancora a rischio la zona di Loreggia (a valle della botte dell’Issavara) e quella più a sud, a monte di Campodarsego, dove l’argine sinistro del corso d’acqua è depresso di quasi un metro rispetto al destro e potrebbe risultare suscettibile di tracimazioni.

La zona di Camposampiero, dopo le recenti sistemazioni, non dovrebbe dare luogo a problemi.

Il Muson Vecchio è a sua volta amministrato dal Magistrato alle Acque, ma dovrebbe presentare problematiche inferiori rispetto al Muson dei Sassi.

Nel 1998 tale corso d’acqua è andato in crisi in funzione dell’improvviso scarico di elevate portate al suo interno, conseguenti alla rottura del Muson dei Sassi a Loreggia; in tale occasione si sono evidenziati diversi punti a rischio di tracimazione, in particolare all’altezza di Massanzago e particolarmente in corrispondenza di Mulino Baglioni, si sono evitate tracimazioni sia in destra che in sinistra soltanto ricorrendo a saccate diffuse.

Allo stato attuale delle cose i punti a rischio restano principalmente quelli in corrispondenza al territorio di Massanzago, di Mulino Baglioni e Mazzacavallo, ma l’intera asta è caratterizzata da uno stato arginale abbastanza preoccupante.

Tergola

Il Tergola, amministrato dal Magistrato alle Acque, costituisce, assieme al Muson dei Sassi, la principale causa di rischio per l’area a nord est della provincia di Padova e questo si è già evidenziato nelle relazioni di sintesi sui comuni attraversati da tale corso d’acqua.

Già la zona compresa tra le sorgenti (poste nelle paludi di Onara all’estremo nord della provincia) e Villa del Conte, è soggetta ad allagamenti legati tra l’altro all’alto livello della falda in tale zona di risorgiva.

Il tratto successivo, all’incirca all’altezza di Santa Giustina in Colle, è a sua volta caratterizzato da una pericolosità elevata così come la zona del sostegno di Torre di Burri, a San Giorgio delle Pertiche, per i non rari effetti di rigurgito.

A valle di tale manufatto il rischio dovrebbe essere presto ridimensionato in seguito agli interventi che verranno fatti dal Magistrato alle Acque fino all’altezza di Sant’Andrea di Codiverno (in particolare ricalibrature e risagomature arginali)

Il Comune di Vigonza si sta a sua volta muovendo al fine di ridurre la pericolosità arginale, presente in diversi punti del territorio.
Rischio causato dalla rete di bonifica
La rete di bonifica della provincia di Padova presenta problematiche assai articolate anche in funzione della suddivisione della competenza sul territorio in otto consorzi di bonifica differenti; non si possono in questa sede riassumere tutti i problemi che al riguardo affliggono la provincia di Padova ma si cerchera di inquadrare i maggiori rimandando alle relazioni sui singoli comuni per gli eventuali approfondimenti.
Nella CDP le aree a medio e ad alto rischio di allagamento secondo l’informazione fornita dai consorzi di bonifica vengono indicate per mezzo di due diverse tonalità di arancione.
Vanno innanzitutto sottolineati alcuni problemi generali che affliggono le reti di bonifica negli ultimi decenni e che non sono perciò legati soltanto alla realtà della provincia di Padova. In particolare il progressivo impoverimento della rete stessa in seguito al tombinamento e all’eliminazione di molti scoli, reso più grave dal contemporaneo aumento dei coefficienti udometrici in seguito alla sempre maggiore urbanizzazione del territorio.
Va inoltre evidenziato come in molti casi i collettori, specie quelli privati, non siano soggetti ad una manutenzione sufficiente.
Ma passando a problemi più strettamente legati alla realtà territoriale provinciale e dividendo il territorio in macroaree, si possono fare le seguenti osservazioni.
La zona a nord ovest della provincia, quasi completamente gestita dal Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta, presenta problematiche localizzate soprattutto nell’area di Rubano e Selvazzano, in corrispondenza ai punti di scarico, naturale o meccanico, della rete che smaltisce le portate di gran parte dell’area di Veggiano, Mestrino, Saccolongo, Selvazzano e Mestrino nel canale Brentella.
Per la risoluzione dei problemi di questa vasta e importante area, sono in progetto alcuni interventi relativi alla sistemazione e arricchimento della rete esistente ma anche alla costruzione di un nuovo impianto idrovoro sul Ceresone Piccolo a Mestrino (vedi le relazioni sui vari comuni della zona).
Al Pedemontano Brenta hanno comunque evidenziato un stato precario dei canali di bonifica in tutto il territorio da essi gestito, per diffusi problemi strutturali della rete.
La zona a nord est della provincia, amministrata in gran parte dal Consorzio di Bonifica Sinistra Medio Brenta presenta molte aree soggette a rischio di bonifica, in funzione di una rete di bonifica che per la maggior parte scarica naturalmente nei canali recipienti (tra i quali Muson dei Sassi e Tergola) e che, in caso di piena degli stessi presenta svariati problemi di rigurgito; in tale aree, uno stato di crisi della rete principale comporta inevitabilmente forti ricadute su tutta la rete minore con allagamenti diffusi su gran parte del territorio (come ad esempio nell’Ottobre 1998).
Ulteriore causa di rischio può essere legata al gran numero di botti a sifone, spesso molto vecchie presenti nell’area e che, qualora ostruite, potrebbero dar luogo ad allagamenti di dimensioni rilevanti.
Va infine evidenziato come le frequenti condizioni di crisi cui è soggetta la rete di bonifica di tale area siano legate anche alle ingenti portate in arrivo da monte e dal Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta, posto in posizione dominante rispetto al Sinistra Medio Brenta.
Per quanto riguarda l’area territoriale che comprende la città di Padova e si sviluppa a sud fino al Bacchiglione la rete di bonifica, amministrata dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta, funziona a deflusso naturale, meccanico e alternato a seconda dei casi. Le problematiche di tale area sono quelle classiche legate all’insufficienza di impianti di sollevamento spesso obsoleti e non sufficienti a scaricare le portate in arrivo.
Si evidenzia come particolarmente degna di attenzione la ormai nota zona di Codevigo, ove vengono recapitate portate ingenti che vengono poi sollevate meccanicamente; un’eventuale crisi degli impianti di sollevamento posti in tale area ma anche delle botti di Conche e Corte, a valle degli impianti, comporterebbe gravi ripercussioni e allagamenti senz’altro ingenti.
In tale area va però sottolineato come la zona di Piove di Sacco abbia subito benefici effetti dalla recente costruzione dell’impianto idrovoro di Cambroso, che con i suoi 16 m3/s scaricati in Brenta è oggi uno dei più grandi della provincia di Padova.
Altro impianto di recente costruzione e che ha contribuito a migliorare il deflusso e a ridurre i rischi idraulici dell’area di Casalserugo è l’impianto idrovoro del Maestro, che scarica le sue portate in Bacchiglione nella zona di Roncaiette.
La zona posta indicativamente nell’area di Montegrotto è un’altra di quelle maggiormente soggette a rischio di allagamenti; per essa la situazione dovrebbe in futuro migliorare, quando verrà finalmente completata la sistemazione della Botte del Pigozzo e si provvederà alla realizzazione della "circonvallazione" che permetterà alle acque che oggi attraversano Montegrotto di essere recapitate al Rialto evitando l’interessamento del centro abitato.
Il territorio posto a sud del Bacchiglione, indicativamente da Monselice e Correzzola viene per gran parte amministrato dal Consorzio di Bonifica Adige Bacchiglione ed è un’area caratterizzata da rilevanti problemi legati alla rete di bonifica.
Basterebbe osservare infatti come una larga parte di tale territorio presenti livelli inferiori a quello del mare e come praticamente tutta la rete di bonifica scarichi a deflusso meccanico. A questo si può tra l’altro aggiungere il problema della mineralizzazione delle torbe, che causa ulteriori rilevanti abbassamenti del terreno.
Dai tecnici del Consorzio è stato inoltre evidenziato come i tratti finali di alcune tra le principali dorsali di scarico (Altopiano, Barbegara e Rebosola) siano pensili e presentino rischio di tracimazione; in questi mesi sta in ogni caso cominciando un’opera di sistemazione degli stessi e il problema dovrebbe quindi ridimensionarsi nel giro di poco tempo.
Gran parte della rete di bonifica posta a sud ovest del territorio della Provincia di Padova è infine amministrata dal Consorzio di Bonifica Euganeo. In tale area indicativamente i due terzi delle portate vengono scaricate a deflusso meccanico o alternato e soltanto un terzo di esse a deflusso naturale; il recipiente di tutte le acque risulta essere il Fratta-Gorzone.
Oltre ai classici problemi di obsolescenza della rete, i tecnici dell’Euganeo hanno evidenziato la pericolosità legata al fatto che in concomitanza ad elevati livelli idrometrici del Gorzone il Magistrato alle Acque ovviamente impone il blocco agli impianti idrovori che scaricano in esso; questo comporta ovvi fenomeni di allagamento diffusi che si estendono a questa ampia area della provincia in seguito all’insufficienza della rete di bonifica impossibilitata a scaricare le proprie acque.
Il nodo idraulico di Padova
Ci si limiterà, in questa sede, ad alcune informazioni di carattere generale sul funzionamento del nodo idraulico di Padova tralasciando i problemi relativi agli allagamenti legati alle carenze della rete fognaria e di bonifica, che all’interno della città tendono a compenetrarsi non sempre in modo ottimale.
Fino al secolo scorso le acque del Bacchiglione attraversavano la città ed erano causa di frequenti e spesso tragiche alluvioni. La costruzione di un canale che permettesse di trasportare le acque evitando il centro della città è cominciata nel XIX secolo ed è stata terminata nei primi decenni del XX; attualmente le acque di piena giungono al Bassanello e proseguono lungo il canale Scaricatore fino a Voltabarozzo dove possono proseguire lungo il Roncaiette Inferiore e quindi lungo il Bacchiglione o essere incanalate lungo il San Gregorio prima e il Piovego poi per essere infine scaricate in Brenta a Noventa.
A Voltabarozzo si trovano infatti il Sostegno Regolatore, all’incile del Roncaiette Inferiore e il Sostegno Scaricatore, all’incile del San Gregorio.
In condizioni ordinarie, le portate vengono scaricate attraverso il sostegno Regolatore e quindi il Roncaiette Inferiore; in caso di piena viene invece aperto il Sostegno Scaricatore e quasi la metà della portata viene incanalata lungo il San Gregorio e poi lungo il Piovego per poi essere scaricata nel Brenta a Noventa.
Al Bassanello l’antico corso del fiume prosegue invece all’interno della città lungo il Tronco Comune, che cambiato il nome in Tronco Maestro lambisce le mura per poi cambiare nome in Piovego e andare a ricevere le acque del San Gregorio a monte di Noventa.
In corrispondenza all’arrivo di una piena viene chiuso il Sostegno al Ponte dei Cavai al Bassanello in modo da impedire il passaggio della stessa attraverso la città (ecco perché in caso di piena il Tronco Maestro è in secca, con problemi per la flora e la fauna che hanno creato il proprio habitat naturale lungo le sue sponde), la piena viene incanalata lungo lo Scaricatore e smaltita con la metodologia già inquadrata.
E’ importante osservare che il rigurgito delle acque del San Gregorio attraverso il Piovego all’interno della città viene impedito dalla presenza del Controsostegno San Gregorio, che, unito al Sostegno del Ponte dei Cavai al Bassanello isola completamente Padova in caso di piena.
Le acque proseguono allora verso Noventa lungo il Piovego e vengono scaricate in Brenta. In corrispondenza a tale confluenza è purtroppo presente un forte rischio di rigurgito delle acque all’interno del Piovego stesso in caso di elevati livelli idrometrici del Brenta e assume dunque importanza fondamentale una corretta regolazione della Briglia di Stra.
Tale briglia deve essere aperta in anticipo, su indicazione del Magistrato alle Acque di Vicenza, che può comunicare con qualche ora di anticipo il passaggio del colmo di piena a Bassano; in tal modo, si può impedire ai livelli del Brenta di raggiungere valori tali da impedire lo scarico delle portate del Piovego e quindi del Bacchiglione.
Questo è importante in funzione della delicata posizione territoriale del Comune di Noventa Padovana; già nel 66 il Piovego ruppe infatti in destra e allagò un’ampia parte del territorio provinciale e qualora dovesse tracimare o addirittura rompere di nuovo, potrebbe determinare conseguenze imprevedibili.
Al riguardo va ricordato come il Piovego sia tutt’altro che in buone condizioni e che il Genio Civile si limita ad intervenire ove si manifestino problemi ed è costretto a rinunciare, per carenza di fondi, ad una sistemazione organica del corso d’acqua.
Non è possibile in questa sede approfondire le problematiche idrauliche della città e ci si limita quindi ad osservare come le sue acque vengano in gran parte smaltite dal canale San Massimo, che sottopassa, per mezzo della Botte Kofler, il San Gregorio e diventa Roncaiette Superiore.
Il Roncaiette Superiore scarica a sua volta le portate nel Roncaiette Inferiore poco a valle del Sostegno Regolatore attraverso il Controsostegno di Cà Nordio che però viene chiuso in caso di piena, come il Controsostegno San Gregorio, al fine di evitare la risalita delle acque all’interno della città.
Conseguentemente il triangolo compreso tra San Gregorio e Roncaiette Superiore è suscettibile di allagamenti in funzione dell’impossibilità per il Roncaiette di scaricare le proprie portate per la chiusura di Cà Nordio.
Per chiudere questa panoramica sulle problematiche idrauliche del territorio si evidenzia il fatto che il Brentella, che unisce il Brenta al Bacchiglione, presenta uno stato arginale abbastanza precario ma non dovrebbe creare problemi in funzione della chiusura del Sostegno di Limena in caso di piena del Brenta.
L’unica fonte di pericolo potrebbe per esso essere un eventuale rigurgito delle acque del Bacchiglione da valle; per risolvere tale problema potrebbe allora risultare utile la costruzione di un controsostegno immediatamente a monte della confluenza del canale in Bacchiglione.
 
 
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