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Indicazioni generali sullo stato dei corsi d’acqua del padovano
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Alla fine dell’intera attività di studio, si possono trarre alcune conclusioni
sulle principali problematiche del territorio emerse nel corso del lavoro;
partendo dalla pericolosità dei fiumi maggiori si ripercorrerà brevemente
quanto evidenziatosi in merito allo stato idraulico del territorio.
N.B. Con la notazione CDP si intende la Carta della Pericolosità Idraulica
Provinciale redatta nel corso del presente lavoro.
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Rischio legato ai fiumi maggiori
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Si ricorda che le aree eventualmente interessabili da alluvioni causate dai
fiumi maggiori che solcano il territorio provinciale, vengono indicate in
azzurro nella CDP
Brenta
Il Brenta è il secondo fiume per importanza che solca il territorio
provinciale, dopo l’Adige; ma senz’altro il primo per pericolosità, anche in
funzione della sua posizione centrale nel territorio allo studio; già in
passato si è rilevato essere la principale causa di alluvioni per il territorio
della provincia di Padova.
La carta dell’Autorità di Bacino mette in evidenzia il fatto che lungo il fiume
si trovano due tratti particolarmente degni di attenzione a causa dell’elevata
pericolosità arginale, sia in destra che in sinistra e che corrispondono, a
grandi linee, ai punti di crisi del corso d’acqua nella grande alluvione del
1966: in particolare il tratto all’incirca all’altezza di Piazzola sul Brenta e
Curtarolo e quello, quasi alla foce, all’altezza di Piove di Sacco e Codevigo.
In entrambe queste zone l’Autorità di Bacino evidenzia uno stato di notevole
pericolosità arginale nonché la possibilità di tracimazioni, sia in destra che
in sinistra e con diversi tempi di ritorno.
La presenza di questi due tratti del fiume soggetti a pericolosità si evidenzia
con chiarezza già ad una prima lettura della CDP poichè si notano
immediatamente le due ampie aree azzurre ipotizzate a rischio di alluvione,
poste in corrispondenza ai tratti di fiume citati.
E’ doveroso sottolineare come le ipotesi assunte nella compilazione della carta
corrispondano senz’altro a quelle sviluppate dall’Autorità di Bacino, mentre
risultano parzialmente in contrasto con quelle dei tecnici del Magistrato alle
Acque.
Al Nucleo Operativo di Padova condividono in pieno, e anzi considerano per
certi versi sottodimensionate le aree considerate a rischio di alluvione in
questo lavoro e in particolare nella CDP per quanto riguarda il territorio a
nord di Padova nella zona di Piazzola sul Brenta; d’altra parte il Magistrato
ritiene esagerate le preoccupazioni per la zona di Piove di Sacco e Codevigo in
funzione di uno stato arginale considerato meno compromesso rispetto alle
ipotesi dell’Autorità di Bacino e sostanzialmente privo di punti a rischio di
tracimazione se si esclude la zona all’estremo sud, al confine con la provincia
di Venezia, minato da un preoccupante abbassamento dei terreni causato dai
processi di mineralizzazione delle torbe di cui è in larga misura composto il
terreno.
Nella CDP si è preferito considerare le ipotesi peggiori ai fini della
sicurezza e in funzione di quanto già accaduto nel 66. E’ stata quindi indicata
una area a rischio di alluvione forse leggermente sovradimensionata (anche se
le ipotesi assunte dalla Regione con riferimento al caso di collasso delle
Botti di Corte e Conche non sono molto differenti); si rimanda quindi ai
necessari approfondimenti futuri per la più precisa determinazione delle aree
effettivamente interessabili.
Bacchiglione e Ceresone-Tesina
Il Bacchiglione, terzo fiume in ordine di importanza che solca il territorio
provinciale, può risultare anch’esso una importante causa di pericolosità e di
rischio per il territorio; in particolare, dalla lettura della CDP si evidenzia
una vasta area a rischio di alluvione a monte di Padova indicativamente posta
nella zona di Saccolongo e Selvazzano in destra del fiume, in funzione di una
pericolosità arginale che la carta dell’Autorità di Bacino ritiene piuttosto
elevata nonchè della presenza di punti a rischio di tracimazione per diversi
tempi di ritorno, sempre secondo quanto indicato dall’Autorità di Bacino.
La determinazione dell’area eventualmente interessabile da alluvione è stata
particolarmente complicata in funzione di una morfologia del territorio che non
presenta rilevati atti alla limitazione del deflusso delle acque sul piano
campagna e anzi la cui pendenza naturale favorisce il deflusso delle stesse
verso sud. Si evidenzia allora come la dimensione dell’area alluvionabile
dipenda fortemente dalla gravità e importanza dell’evento calamitoso.
Va inoltre sottolineato come l’ipotesi di maggiore pericolosità dell’argine
destro rispetto a quello sinistro non venga condivisa dai tecnici del Nucleo
Operativo del Magistrato alle Acque di Padova, che evidenziano uno stato
arginale altrettanto compromesso in sinistra; i meandri del corso d’acqua
risultano infatti caratterizzati dalla presenza di movimenti e franamenti
arginali diffusi sia in destra che in sinistra e la presenza di molte lenti
sabbiose nel corpo arginale aumenta il rischio di infiltrazioni.
Tale area della provincia è soggetta inoltre alla pericolosità idraulica legata
al complesso Ceresone-Tesina che sbocca in Bacchiglione in località Trambacche,
in comune di Veggiano. Gli effetti di rigurgito alla confluenza, uniti alla
minore altezza degli argini del Tesina rispetto a quelli del Bacchiglione
possono causare tracimazioni del primo, sia in destra che in sinistra,
principalmente in comune di Veggiano e Mestrino.
Più a valle si evidenziano alcuni problemi a Bovolenta, con possibile
interessamento di una parte del territorio comunale, dove il Cagnola e il
Roncaiette Inferiore si riuniscono per poi dirigersi nuovamente con il nome di
Bacchiglione verso la confluenza con il Brenta.
Gran parte del tratto finale del corso d’acqua presenta una pericolosità
arginale abbastanza elevata, anche con possibilità di tracimazione e questo si
evidenzia sia dai lavori dell’Autorità di Bacino che dalle informazioni
ricavate dai colloqui svolti con i tecnici del Magistrato alle Acque che hanno
evidenziato la presenza di scorrimenti e scoscendimenti arginali diffusi
soltanto parzialmente risolti per mezzo di interventi comunque localizzati e
mai organici.
Adige
Pur essendo il fiume più importante che attraversa la provincia di Padova, la
sua posizione defilata, all’estremo sud del territorio e il dato storico, che
non evidenzia eventi particolarmente gravi ad esso legati (anche e soprattutto
in funzione della presenza della derivazione Mori-Torbole che già nel 66 ha
permesso la deviazione di circa 500 m3/s nel lago di Garda con conseguente
effetto di laminazione della piena), hanno indotto a non prendere in
considerazione un’eventuale ipotesi di alluvione legata a tale fiume.
Questo anche perché durante lo svolgimento della presente attività non è stato
possibile avere informazioni in merito alla possibile pericolosità del fiume
nel territorio del padovano. Attualmente sono in corso d’opera studi
approfonditi da parte dell’Autorità di Bacino dell’Adige, nell’ambito della
perimetrazione delle aree a rischio e della realizzazione del Piano Stralcio
per la Difesa dalle Alluvioni, studi che permetteranno di approfondire
l’informazione in merito a questo importante corso d’acqua.
Frassine-Santa Caterina e Fratta-Gorzone
Come noto, il corso d’acqua che a seconda del tratto assume i nomi
rispettivamente di Guà, Frassine e Santa Caterina si unisce all’altro corso
d’acqua denominato Fratta per andare a creare Gorzone.
Entrambi tali fiumi sono amministrati dal Nucleo Operativo di Este del
Magistrato alle Acque e se il Fratta-Gorzone costituisce la principale dorsale
di scarico delle acque di bonifica (come si vedrà più avanti), maggiori
preoccupazioni desta comunque il Frassine-Santa Caterina.
Tale corso d’acqua scorre pensile all’interno di arginature alte e strette, ha
regime torrentizio e quindi alterna elevati livelli idrometrici e portate
superiori ai 200 m3/s a deflussi minimi. Il piede arginale risulta inoltre
spesso soggetto a fontanazzi (in funzione di carichi idrometrici elevati).
La Carta della pericolosità dell’Autorità di Bacino indica una elevata
pericolosità arginale, accompagnata da diversi punti di possibile tracimazione,
sia in destra che in sinistra, all’incirca all’altezza di Vighizzolo.
Conseguentemente, nella CDP è stata ipotizzata la dimensione probabile di una
eventuale alluvione, valutata anche in funzione di quanto già successo nel 1882
e nel 1966.
Secondo i tecnici del Nucleo Operativo di Este del Magistrato alle Acque, le
ipotesi dell’Autorità di Bacino in merito ai punti di possibile tracimazione
sono verosimili, anche se viene comunque evidenziata una sofferenza arginale
diffusa lungo tutto il corso d’acqua, escluso il tratto a monte di Este,
recentemente sistemato dal Magistrato stesso. Una situazione di pericolo viene
però evidenziata da tale Ente in corrispondenza al ponte sulla provinciale che
da Montagnana conduce a Vicenza, proprio per l’ostacolo al deflusso delle acque
causato dal ponte.
Il Fratta presenta minori problematiche sia in funzione di portate nettamente
inferiori, che di una recente risistemazione sia a monte che a valle della
Botte delle Tre Canne.
Muson dei Sassi e Muson Vecchio
Il Muson dei Sassi è il principale affluente di pianura del Brenta e nel 1998 è
stato la causa di uno dei più gravi eventi alluvionali degli ultimi anni. In
tale occasione ha infatti rotto l’argine sinistro del fiume in comune di
Loreggia causando un’alluvione di notevole entità (anche in funzione
dell’elevata pensilità dell’alveo in tale zona).
I problemi per tale corso d’acqua derivano principalmente dal fatto che esso ha
regime torrentizio e va in piena molto rapidamente; in occasione dell’evento
dell’Ottobre 98 si sono susseguite, ad esempio, tre piene consecutive con
susseguenti abbassamenti di livello e questo ha comportato rilevanti variazioni
nella pressione idrostatica che hanno portato infine al cedimento arginale.
Per tale corso d’acqua la situazione è a tutt’oggi problematica in funzione
alla carenza di fondi in cui si dibatte il Magistrato alle Acque, cui è
demandata la gestione del fiume. Le risorse limitate impongono la rinuncia ad
una sistemazione organica dello stesso e conseguentemente i vari interventi
sono stati effettuati localmente, in corrispondenza al manifestarsi di uno
stato di pericolosità; tra essi si ricordano la ricostruzione dell’argine a
Loreggia, l’inserimento di diaframmi nel corpo arginale ad esempio proprio nel
territorio di Loreggia e la sistemazione del tratto che attraversa il centro
abitato di Camposampiero.
Attualmente la parte maggiormente a rischio del corso d’acqua, secondo quanto
indicato dai tecnici del Nucleo Operativo di Padova, dovrebbe trovarsi a monte
della provincia di Padova, in comune di Castelfranco e dunque in provincia di
Treviso; viene comunque indicata come ancora a rischio la zona di Loreggia (a
valle della botte dell’Issavara) e quella più a sud, a monte di Campodarsego,
dove l’argine sinistro del corso d’acqua è depresso di quasi un metro rispetto
al destro e potrebbe risultare suscettibile di tracimazioni.
La zona di Camposampiero, dopo le recenti sistemazioni, non dovrebbe dare luogo
a problemi.
Il Muson Vecchio è a sua volta amministrato dal Magistrato alle Acque, ma
dovrebbe presentare problematiche inferiori rispetto al Muson dei Sassi.
Nel 1998 tale corso d’acqua è andato in crisi in funzione dell’improvviso
scarico di elevate portate al suo interno, conseguenti alla rottura del Muson
dei Sassi a Loreggia; in tale occasione si sono evidenziati diversi punti a
rischio di tracimazione, in particolare all’altezza di Massanzago e
particolarmente in corrispondenza di Mulino Baglioni, si sono evitate
tracimazioni sia in destra che in sinistra soltanto ricorrendo a saccate
diffuse.
Allo stato attuale delle cose i punti a rischio restano principalmente quelli
in corrispondenza al territorio di Massanzago, di Mulino Baglioni e
Mazzacavallo, ma l’intera asta è caratterizzata da uno stato arginale
abbastanza preoccupante.
Tergola
Il Tergola, amministrato dal Magistrato alle Acque, costituisce, assieme al
Muson dei Sassi, la principale causa di rischio per l’area a nord est della
provincia di Padova e questo si è già evidenziato nelle relazioni di sintesi
sui comuni attraversati da tale corso d’acqua.
Già la zona compresa tra le sorgenti (poste nelle paludi di Onara all’estremo
nord della provincia) e Villa del Conte, è soggetta ad allagamenti legati tra
l’altro all’alto livello della falda in tale zona di risorgiva.
Il tratto successivo, all’incirca all’altezza di Santa Giustina in Colle, è a
sua volta caratterizzato da una pericolosità elevata così come la zona del
sostegno di Torre di Burri, a San Giorgio delle Pertiche, per i non rari
effetti di rigurgito.
A valle di tale manufatto il rischio dovrebbe essere presto ridimensionato in
seguito agli interventi che verranno fatti dal Magistrato alle Acque fino
all’altezza di Sant’Andrea di Codiverno (in particolare ricalibrature e
risagomature arginali)
Il Comune di Vigonza si sta a sua volta muovendo al fine di ridurre la
pericolosità arginale, presente in diversi punti del territorio.
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Rischio causato dalla rete di bonifica
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La rete di bonifica della provincia di Padova presenta problematiche assai
articolate anche in funzione della suddivisione della competenza sul territorio
in otto consorzi di bonifica differenti; non si possono in questa sede
riassumere tutti i problemi che al riguardo affliggono la provincia di Padova
ma si cerchera di inquadrare i maggiori rimandando alle relazioni sui singoli
comuni per gli eventuali approfondimenti.
Nella CDP le aree a medio e ad alto rischio di allagamento secondo
l’informazione fornita dai consorzi di bonifica vengono indicate per mezzo di
due diverse tonalità di arancione.
Vanno innanzitutto sottolineati alcuni problemi generali che affliggono le reti
di bonifica negli ultimi decenni e che non sono perciò legati soltanto alla
realtà della provincia di Padova. In particolare il progressivo impoverimento
della rete stessa in seguito al tombinamento e all’eliminazione di molti scoli,
reso più grave dal contemporaneo aumento dei coefficienti udometrici in seguito
alla sempre maggiore urbanizzazione del territorio.
Va inoltre evidenziato come in molti casi i collettori, specie quelli privati,
non siano soggetti ad una manutenzione sufficiente.
Ma passando a problemi più strettamente legati alla realtà territoriale
provinciale e dividendo il territorio in macroaree, si possono fare le seguenti
osservazioni.
La zona a nord ovest della provincia, quasi completamente gestita dal Consorzio
di Bonifica Pedemontano Brenta, presenta problematiche localizzate soprattutto
nell’area di Rubano e Selvazzano, in corrispondenza ai punti di scarico,
naturale o meccanico, della rete che smaltisce le portate di gran parte
dell’area di Veggiano, Mestrino, Saccolongo, Selvazzano e Mestrino nel canale
Brentella.
Per la risoluzione dei problemi di questa vasta e importante area, sono in
progetto alcuni interventi relativi alla sistemazione e arricchimento della
rete esistente ma anche alla costruzione di un nuovo impianto idrovoro sul
Ceresone Piccolo a Mestrino (vedi le relazioni sui vari comuni della zona).
Al Pedemontano Brenta hanno comunque evidenziato un stato precario dei canali
di bonifica in tutto il territorio da essi gestito, per diffusi problemi
strutturali della rete.
La zona a nord est della provincia, amministrata in gran parte dal Consorzio di
Bonifica Sinistra Medio Brenta presenta molte aree soggette a rischio di
bonifica, in funzione di una rete di bonifica che per la maggior parte scarica
naturalmente nei canali recipienti (tra i quali Muson dei Sassi e Tergola) e
che, in caso di piena degli stessi presenta svariati problemi di rigurgito; in
tale aree, uno stato di crisi della rete principale comporta inevitabilmente
forti ricadute su tutta la rete minore con allagamenti diffusi su gran parte
del territorio (come ad esempio nell’Ottobre 1998).
Ulteriore causa di rischio può essere legata al gran numero di botti a sifone,
spesso molto vecchie presenti nell’area e che, qualora ostruite, potrebbero dar
luogo ad allagamenti di dimensioni rilevanti.
Va infine evidenziato come le frequenti condizioni di crisi cui è soggetta la
rete di bonifica di tale area siano legate anche alle ingenti portate in arrivo
da monte e dal Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta, posto in posizione
dominante rispetto al Sinistra Medio Brenta.
Per quanto riguarda l’area territoriale che comprende la città di Padova e si
sviluppa a sud fino al Bacchiglione la rete di bonifica, amministrata dal
Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta, funziona a deflusso naturale,
meccanico e alternato a seconda dei casi. Le problematiche di tale area sono
quelle classiche legate all’insufficienza di impianti di sollevamento spesso
obsoleti e non sufficienti a scaricare le portate in arrivo.
Si evidenzia come particolarmente degna di attenzione la ormai nota zona di
Codevigo, ove vengono recapitate portate ingenti che vengono poi sollevate
meccanicamente; un’eventuale crisi degli impianti di sollevamento posti in tale
area ma anche delle botti di Conche e Corte, a valle degli impianti,
comporterebbe gravi ripercussioni e allagamenti senz’altro ingenti.
In tale area va però sottolineato come la zona di Piove di Sacco abbia subito
benefici effetti dalla recente costruzione dell’impianto idrovoro di Cambroso,
che con i suoi 16 m3/s scaricati in Brenta è oggi uno dei più grandi della
provincia di Padova.
Altro impianto di recente costruzione e che ha contribuito a migliorare il
deflusso e a ridurre i rischi idraulici dell’area di Casalserugo è l’impianto
idrovoro del Maestro, che scarica le sue portate in Bacchiglione nella zona di
Roncaiette.
La zona posta indicativamente nell’area di Montegrotto è un’altra di quelle
maggiormente soggette a rischio di allagamenti; per essa la situazione dovrebbe
in futuro migliorare, quando verrà finalmente completata la sistemazione della
Botte del Pigozzo e si provvederà alla realizzazione della "circonvallazione"
che permetterà alle acque che oggi attraversano Montegrotto di essere
recapitate al Rialto evitando l’interessamento del centro abitato.
Il territorio posto a sud del Bacchiglione, indicativamente da Monselice e
Correzzola viene per gran parte amministrato dal Consorzio di Bonifica Adige
Bacchiglione ed è un’area caratterizzata da rilevanti problemi legati alla rete
di bonifica.
Basterebbe osservare infatti come una larga parte di tale territorio presenti
livelli inferiori a quello del mare e come praticamente tutta la rete di
bonifica scarichi a deflusso meccanico. A questo si può tra l’altro aggiungere
il problema della mineralizzazione delle torbe, che causa ulteriori rilevanti
abbassamenti del terreno.
Dai tecnici del Consorzio è stato inoltre evidenziato come i tratti finali di
alcune tra le principali dorsali di scarico (Altopiano, Barbegara e Rebosola)
siano pensili e presentino rischio di tracimazione; in questi mesi sta in ogni
caso cominciando un’opera di sistemazione degli stessi e il problema dovrebbe
quindi ridimensionarsi nel giro di poco tempo.
Gran parte della rete di bonifica posta a sud ovest del territorio della
Provincia di Padova è infine amministrata dal Consorzio di Bonifica Euganeo. In
tale area indicativamente i due terzi delle portate vengono scaricate a
deflusso meccanico o alternato e soltanto un terzo di esse a deflusso naturale;
il recipiente di tutte le acque risulta essere il Fratta-Gorzone.
Oltre ai classici problemi di obsolescenza della rete, i tecnici dell’Euganeo
hanno evidenziato la pericolosità legata al fatto che in concomitanza ad
elevati livelli idrometrici del Gorzone il Magistrato alle Acque ovviamente
impone il blocco agli impianti idrovori che scaricano in esso; questo comporta
ovvi fenomeni di allagamento diffusi che si estendono a questa ampia area della
provincia in seguito all’insufficienza della rete di bonifica impossibilitata a
scaricare le proprie acque.
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Il nodo idraulico di Padova
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Ci si limiterà, in questa sede, ad alcune informazioni di carattere generale
sul funzionamento del nodo idraulico di Padova tralasciando i problemi relativi
agli allagamenti legati alle carenze della rete fognaria e di bonifica, che
all’interno della città tendono a compenetrarsi non sempre in modo ottimale.
Fino al secolo scorso le acque del Bacchiglione attraversavano la città ed
erano causa di frequenti e spesso tragiche alluvioni. La costruzione di un
canale che permettesse di trasportare le acque evitando il centro della città è
cominciata nel XIX secolo ed è stata terminata nei primi decenni del XX;
attualmente le acque di piena giungono al Bassanello e proseguono lungo il
canale Scaricatore fino a Voltabarozzo dove possono proseguire lungo il
Roncaiette Inferiore e quindi lungo il Bacchiglione o essere incanalate lungo
il San Gregorio prima e il Piovego poi per essere infine scaricate in Brenta a
Noventa.
A Voltabarozzo si trovano infatti il Sostegno Regolatore, all’incile del
Roncaiette Inferiore e il Sostegno Scaricatore, all’incile del San Gregorio.
In condizioni ordinarie, le portate vengono scaricate attraverso il sostegno
Regolatore e quindi il Roncaiette Inferiore; in caso di piena viene invece
aperto il Sostegno Scaricatore e quasi la metà della portata viene incanalata
lungo il San Gregorio e poi lungo il Piovego per poi essere scaricata nel
Brenta a Noventa.
Al Bassanello l’antico corso del fiume prosegue invece all’interno della città
lungo il Tronco Comune, che cambiato il nome in Tronco Maestro lambisce le mura
per poi cambiare nome in Piovego e andare a ricevere le acque del San Gregorio
a monte di Noventa.
In corrispondenza all’arrivo di una piena viene chiuso il Sostegno al Ponte dei
Cavai al Bassanello in modo da impedire il passaggio della stessa attraverso la
città (ecco perché in caso di piena il Tronco Maestro è in secca, con problemi
per la flora e la fauna che hanno creato il proprio habitat naturale lungo le
sue sponde), la piena viene incanalata lungo lo Scaricatore e smaltita con la
metodologia già inquadrata.
E’ importante osservare che il rigurgito delle acque del San Gregorio
attraverso il Piovego all’interno della città viene impedito dalla presenza del
Controsostegno San Gregorio, che, unito al Sostegno del Ponte dei Cavai al
Bassanello isola completamente Padova in caso di piena.
Le acque proseguono allora verso Noventa lungo il Piovego e vengono scaricate
in Brenta. In corrispondenza a tale confluenza è purtroppo presente un forte
rischio di rigurgito delle acque all’interno del Piovego stesso in caso di
elevati livelli idrometrici del Brenta e assume dunque importanza fondamentale
una corretta regolazione della Briglia di Stra.
Tale briglia deve essere aperta in anticipo, su indicazione del Magistrato alle
Acque di Vicenza, che può comunicare con qualche ora di anticipo il passaggio
del colmo di piena a Bassano; in tal modo, si può impedire ai livelli del
Brenta di raggiungere valori tali da impedire lo scarico delle portate del
Piovego e quindi del Bacchiglione.
Questo è importante in funzione della delicata posizione territoriale del
Comune di Noventa Padovana; già nel 66 il Piovego ruppe infatti in destra e
allagò un’ampia parte del territorio provinciale e qualora dovesse tracimare o
addirittura rompere di nuovo, potrebbe determinare conseguenze imprevedibili.
Al riguardo va ricordato come il Piovego sia tutt’altro che in buone condizioni
e che il Genio Civile si limita ad intervenire ove si manifestino problemi ed è
costretto a rinunciare, per carenza di fondi, ad una sistemazione organica del
corso d’acqua.
Non è possibile in questa sede approfondire le problematiche idrauliche della
città e ci si limita quindi ad osservare come le sue acque vengano in gran
parte smaltite dal canale San Massimo, che sottopassa, per mezzo della Botte
Kofler, il San Gregorio e diventa Roncaiette Superiore.
Il Roncaiette Superiore scarica a sua volta le portate nel Roncaiette Inferiore
poco a valle del Sostegno Regolatore attraverso il Controsostegno di Cà Nordio
che però viene chiuso in caso di piena, come il Controsostegno San Gregorio, al
fine di evitare la risalita delle acque all’interno della città.
Conseguentemente il triangolo compreso tra San Gregorio e Roncaiette Superiore
è suscettibile di allagamenti in funzione dell’impossibilità per il Roncaiette
di scaricare le proprie portate per la chiusura di Cà Nordio.
Per chiudere questa panoramica sulle problematiche idrauliche del territorio si
evidenzia il fatto che il Brentella, che unisce il Brenta al Bacchiglione,
presenta uno stato arginale abbastanza precario ma non dovrebbe creare problemi
in funzione della chiusura del Sostegno di Limena in caso di piena del Brenta.
L’unica fonte di pericolo potrebbe per esso essere un eventuale rigurgito delle
acque del Bacchiglione da valle; per risolvere tale problema potrebbe allora
risultare utile la costruzione di un controsostegno immediatamente a monte
della confluenza del canale in Bacchiglione.
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